Pensieri per la settimana santa – Passione, morte e risurrezione di Cristo: ripensare la risurrezione

Mistero da affrontare esclusivamente  con gli occhi e l’intelligenza della fede, anche se aiutati da studi e ricerche bibliche, storiche, antropologiche e psicologiche [1].

Mistero da affrontare con la consapevolezza che la centralità  della risurrezione di Cristo è il cuore dell’annuncio cristiano e il fondamento della speranza umana.

Mistero da affrontare con il pensiero e la preghiera.

Ci sono istanze di ripensamento del significato culturale della risurrezione, ma ci sono anche esigenze di una nuova fondazione della fede  e della speranza cristiana.

Sembrano frasi ovvie e scontate per un cristiano, ma in realtà dicono che i fatti che riguardano gli ultimi giorni di vita terrena di Gesù, la sua passione-morte-risurrezione, restano al centro e sono il fondamento della fede cristiana. Purtroppo siamo lontani dagli eventi, abbiamo molte sovrastrutture e schemi mentali che ci impediscono di vedere, per questo  abbiamo bisogno di ripensare la risurrezione [2]. Dobbiamo entrare prima nella sua passione, ed è “difficile entrare nella Passione di Gesù, meditare su di essa e ancor più parlarne, evitando la retorica, ma cogliendola nella sua verità sia storica che teologica” [3].

Un modo che mi sento di suggerire è quello di pensare ai due giardini, quello del Getsemani e quello della Risurrezione, come luoghi che racchiudono il mistero di Cristo. Sono i due giardini collegati alla vita di Gesù,  al mistero della sua e di ogni passione-morte-risurrezione. E quindi riferimento specifico anche per noi.

In realtà anche noi viviamo in questi due giardini e li attraversiamo ora in un senso e ora nell’altro. Quanti orti degli ulivi, quanti Getsemani nei nostri paesi e città! E quanti giardini di risurrezione!

Forse ci è più facile vedere i Getsemani dell’uomo di oggi, condivisi da tutti gli offesi e umiliati di questo mondo, più facile vedere il mondo che soffre e patisce, più difficile vedere e sperimentare i giardini di risurrezione dell’uomo. Eppure ci sono. Forse non abbiamo occhi per vedere la presenza della risurrezione di Cristo che si realizza nella vita di ogni credente o di ogni uomo che cerca Dio? E abbiamo occhi solo per i Getsemani?

Se vogliamo vivere la risurrezione dobbiamo avere una impostazione nobile della vita, che non guarda solo alle bassezze e alle miserie umane, ma guarda alla grandezza, alla volontà e all’amore di Dio. Abbiamo bisogno di alzare lo sguardo.

Ci sarà sempre lotta fra Cristo e satana, sempre la virtù del mondo cercherà di opporsi alla virtù dello spirito, ci sarà sempre una giustizia degli uomini in opposizione alla giustizia di Dio.

Ci sarà sempre un Getsemani, ma dobbiamo avere la capacità di vedere e vivere anche il giardino della risurrezione.

E’ necessario assumere chiara coscienza della sua presenza, accendersi nella sua luce per compiere con fede sicura, con forte volere d’amore, il nostro compito umano di elevazione, armonia, redenzione [4].

Non è facile cogliere la risurrezione. Gli stessi discepoli di Gesù hanno faticato, anzi non abbiamo nella Scrittura alcun accenno al fatto che i discepoli avessero atteso una risurrezione. E’ stato Gesù stesso che li ha portati a credere nella risurrezione. La sua presenza di risorto, accanto a loro in forma nuova, li ha guidati alla fede nella risurrezione.

Lasciamoci anche noi guidare e condurre al riconoscimento del Risorto nella nostra vita, nel creato e negli uomini.

Contemplare il Cristo Risorto costituisce una scossa, uno sconvolgimento di tutto ciò che era abituale. Contemplare questa realtà è ben altro dal vedere con i semplici occhi del corpo.

p. Cristiano

[1] R.Guardini, Il Signore, Morcelliana, Brescia 20082 p. 504.
[2] Associazione Teologica Italiana, Ripensare la Risurrezione, ed Glossa, Milano 2009.
[3] C.M.Martini,  Le tenebre e la luce, ed. Piemme , Casale Monferrato (AL), 2007, p. 69.
[4] G. Vannucci, Meditazioni cristiane, Gribaudi, Torino 1972.

1 luglio 2011
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