«È risorto, non è qui»

Il racconto della risurrezione di Gesù in Marco (capitolo 16, 1) inizia con una affermazione: “Passato il sabato”. L’indicazione di tempo può significare che il giorno del sabato è finito (con il tramonto del sole) e quindi si può riprendere il lavoro quotidiano, ma il sabato, “lo šabbāt”  in lingua ebraica, è un concetto molto complesso e rimanda alla Genesi (Genesi 2,3) dove si racconta che il Signore Dio dopo aver portato a compimento l’opera della creazione in sei giorni, “benedisse il settimo giorno e lo consacrò”. Il sabato quindi non è un giorno qualsiasi, ma il giorno consacrato nel quale l’uomo sta davanti a Dio.  In forza di questo compito, “lo šabbāt” rivela la volontà di Dio per l’uomo, non padrone della terra, ma custode amorevole: l’uomo diventa lo specchio dell’agire di Dio e il “settimo giorno” è sacro alla rivelazione di Dio, quindi “lo šabbāt” apre al mistero di Dio nel settimo giorno.  Anche per noi la domenica non è solo astensione dal lavoro quotidiano, ma apre al mistero di Dio nella Liturgia domenicale; la domenica è un concetto legato alla fede, alla relazione con Dio e con gli uomini e le donne del mondo e con il creato. La domenica è stare davanti a Dio.

Marco nel vangelo racconta la sua esperienza: “inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”, cioè “inizio della bella notizia per l’umanità che rivela l’identità di Gesù, l’inviato, il Figlio di Dio”.   Il vangelo rivela  “lo šabbāt, il settimo giorno” di Dio, cioè la manifestazione dell’identità di Dio, il farsi carico della speranza dell’uomo di uscire dal sepolcro.  Il sabato ebraico finisce con una tomba chiusa e con  le donne che vanno per imbalsamare un morto.  Le donne sono ancora legate alla tradizione ebraica, al suo tempio, alle sue regole,  “lo šabbāt” ebraico è stato distorto e non apre ad alcuna novità: è culto del morto di cui si può fare solo memoria su una tomba chiusa.

“Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levar del sole” (Marco 16,2).  Ora tutto inizia: sorge il sole, la luce, la vita, e per le donne inizia un’esperienza nuova nella dolcezza dell’alba primaverile. Non lo sanno, ma la tomba è già stata aperta e abbandonata, e da vere discepole che amano, che cercano, a loro viene rivelato
p. Francesco e Comunità dei Servi di Maria “lo šabbāt”: “E’ risorto, non è qui!” .  Mistero grande di Dio rivelato alle donne, le ultime della società, ma che sanno amare, donarsi e vedere oltre l’orizzonte del vivere quotidiano.  Inizia il primo giorno della settimana del mondo, il tempo della testimonianza della Chiesa, il tempo del vangelo di Dio, della buona notizia: “E’ risorto, non è qui!”.   Buona pasqua a tutti!

 

29 marzo 2015
Orari delle S. Messe

Dal Lunedì al Venerdì:
8.00 - 9.00 - 10.00 - 18.30
Sabato: 8.00 - 9.00 - 10.00 - 19.00
Domenica: 8.00 - 9.00 - 10.00 -
11.00 - 17.00

Sacramento della Riconciliazione

Dal Lunedì al Sabato:
8.00 - 11.30 15.30 - 18.30
Domenica: 7.30 - 12.30 - 15.30 - 18.00

Ultime notizie della Parrocchia
Vai all'archivio notizie »
Cerca nel sito
In primo piano
Dove siamo

Santuario Beata Vergine delle Grazie
Piazza I° Maggio 24, 33100 Udine
Convento: +39 0432 501739
Residenza Universitaria: +39 0432 502714
Centro Culturale: +39 0432 502714